Ciascuno il suo fine, la sua ambizione se si vuole, il gusto più segreto l’ideale più aperto.
Il mio era racchiuso in questa parola: il Bello, di così ardua definizione a onta di tutte
le evidenze dei sensi e della vista, [..] Volevo che le città fossero splendide, piene di
luce irrigate da acque limpide, popolate da esseri umani non deturpati dalla
miseria o dalla schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare; [..] che i
frutteti producessero le più belle frutta, i campi le messi più opime.
Volevo che l’immensa maestà della pace romana si estendesse a tutti, insensibile
e presente come la musica del firmamento nel suo moto; [..] che ogni cosa
funzionasse senza inciampi, l’officina come il tempio; che il mare fosse solcato da
belle navi e le strade percorse da vetture frequenti; che in un mondo ben ordinato, i
filosofi avessero il loro posto e i danzatori il proprio.
A questo ideale, in fin dei conti modesto, ci si avvicinerebbe abbastanza spesso
se gli uomini vi applicassero una parte di quell’energia che van dissipando
in opere stupide e feroci. (Memorie di Adriano)
Ogni uomo coltiva visioni belle e ambiziose, ogni uomo cerca la sua strada
per realizzarle.